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| Una vecchia manifattura tabacchi a Rovereto. |
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La situazione economica era molto precaria nei cinque distretti, in cui venne diviso il Dipartimento (Trento, Rovereto, Riva, Cles e Bolzano). La percentuale della popolazione rurale ascendeva a circa il 90% e gran parte delle famiglie contadine doveva sopperire con le rimesse degli emigrati stagionali alla scarsità dei raccolti nei troppo piccoli o sterili appezzamenti fondiari. Le leggi eversive della feudalità riuscirono vantaggiose, quasi esclusivamente, per i ceti già benestanti, così il fenomeno migratorio andò accentuandosi. L’eliminazione del confine doganale e di quello politico favorì gli scambi commerciali e rafforzò i vincoli culturali, alimentando la coscienza della comune nazionalità con le genti d’Italia. Ma il venir meno del plurisecolare protezionismo che aveva fino allora privilegiato, salvaguardandole dalla concorrenza italiana, le esportazioni trentine di vino e seta e anche di tabacco nel complementare mercato tedesco, provocarono il fallimento o l’inaridirsi delle fonti tradizionali del commercio. L’industria mineraria, un tempo fiorente e a lungo mantenutasi importante nell’economia trentina, era già molto decaduta. Per questi e altri motivi andò sempre più aumentando l’opposizione al nuovo regime, non solo da parte delle masse contadine immiserite e deluse dal mancato sviluppo delle propagandate riforme sociali, ma anche da parte di ceti mercantili e perfino di parecchi uomini di cultura e convinti massoni che pur erano stati fra i principali fautori filofrancesi contro la reazione asburgica.
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