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Di nobile famiglia di Burgusio in Val Venosta, fu principe vescovo di Trento dal 1207 al 1218, riuscì ad assicurare ampio consenso alle sue iniziative riformatrici; ridusse l’invadenza del conte Alberto di Tirolo. Fece raccogliere e registrare nel cosiddetto “libro di S.Vigilio” (Codex Wangianus) i documenti storici più importanti, procedendo poi al riassetto dell’amministrazione trentina. La codificazione voluta dal vescovo Wanga costituisce la magna charta in cui si registrano le prescrizioni comuni a tutti gli statuti minerari con appositi capitoli: il lavoro e le finanze, l’amministrazione della giustizia e gli obblighi di un lavoro interrotto, i rapporti con il vicinato, ecc. Lo sfruttamento delle miniere, soprattutto quelle argentifere del monte Calisio erano poste su territorio demaniale nelle vicinanze di Trento. Il ruolo strategico della valle dell’Adige per l’Impero e per il principato vescovile di Trento veniva così ad essere rafforzato in un contesto generale di conflittualità tra i vescovi, i vicari imperiali, la nobiltà militare e le città italiane in piena espansione alla fine del XII secolo.
Programmò un vasto piano di bonifica fondiaria in Valsugana e nella valle dell’Adige, promuovendo lo sfruttamento delle miniere.
Consanguineo e uomo di fiducia dell’imperatore Ottone IV, Wanga fu legato generale e vicario di Federico II per la Marca veronese, la Lombardia, la Tuscia e la Romagna. Morì nel 1218 a Tolemaide (Akkon) mentre partecipava alla crociata.
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